Orientamento alla formazione e al lavoro

Secondo la legge una persona che richiede protezione internazionael può instaurare un rapporto di lavoro solamente dopo 6 mesi dalla domanda, nel caso in cui il ritardo non sia imputabile al richiedente stesso.

Il lavoro è una delle condizioni fondamentali per l’autonomia individuale. Impossibile immaginare di uscire da un centro di accoglienza, di formare una famiglia o di ricrearsi una vita senza un lavoro. Inoltre il “lavorare” riveste una grande importanza anche per quanto riguarda gli aspetti psico-sociali: attiva nuove relazioni, permette di uscire da meccanismi di vittimizzazione  e di passività, induce la persona a ritrovare stima in se stessa e nuovi significati alla propria vita in Italia.

Abbiamo constatato nella nostra esperienza l’importanza di sostenere le persone che si rivolgono alla nostra associazione in questo difficile e delicato passaggio, costellato spesso di speculazioni e di illegalità. Sostenere significa per noi riuscire a costruire con la persona un percorso che tenga in conto prima di tutto delle sue capacità, competenze, necessità e interessi. E’ solo a partire da ciò che è possibile valorizzare le risorse della persona e farle incrociare con le esigenze del mercato di lavoro, cercando nel nostro piccolo di forzarlo laddove ce ne sia bisogno.

Lavapiatti, badanti, manovali, facchini: questi sono i lavori che molto spesso si propongono ai migranti, senza considerare minimamente la persona che si ha davanti. Il lavoro si rivela come il punto di incontro tra le dinamiche di subordinazione legate alla cittadinanza, i razzismi vecchi e nuovi e le logiche di un mercato del lavoro, quello italiano, non ancora pronto ad accogliere adeguatamente lavoratori stranieri.

Non importa se si ha una laurea o se si è a stento frequentato le prime classi delle elementari, se si è in Italia da 3 mesi o da 7 anni, se si conosce la lingua italiana o no, quali progetti si hanno per il futuro: se si è migrante sembrano contare solo ed esclusivamente le logiche del mercato del lavoro.

A partire da queste considerazioni, abbiamo istituito un punto di orientamento alla formazione e al lavoro dove, andando al di là della logica dello “sportello”, cerchiamo di partire dalle risorse e dalle carenze delle persone per costruire, insieme, uno spazio adeguato all’interno del contesto sociale italiano. Attraverso la collaborazione tra la rete dei COL – Centro Orientamento al Lavoro, dei CTP – Centri Territoriali Permanenti e di tutte le risorse territoriali,  individuiamo percorsi formativi e professionali che rispondano alle esigenze delle persone e a quelle della realtà produttiva locale.

Nostro scopo è quello di rendere i richiedenti asilo e i rifugiati che si rivolgono a noi maggiormente autonomi e capaci di muoversi all’interno del contesto sociale per quel che riguarda la formazione e il lavoro. Per raggiungere questo scopo è necessario rendere i richiedenti asilo e rifugiati più consapevoli dei meccanismi del mercato del lavoro  italiano e delle sue modalità di accesso, delle figure lavorative più richieste nel territorio romano e nazionale, fornendogli nello stesso tempo gli strumenti adatti e maggiormente efficaci per la ricerca attiva del lavoro.

Le nostre attività si concentrano perciò su:

– progettazione compartecipata di un percorso individualizzato di formazione e lavoro;

– bilancio delle competenze, al fine di rendere consapevole la persona delle proprie risorse individuali, delle proprie capacità, oltre che dei limiti e delle carenze;

– sostegno nel riconoscimento del titolo di studio estero;

– informazione sui corsi di formazione EDA;

– informazione sul MDL e sulle modalità di accesso;

– redazione di un efficace CV;

– simulazioni di colloqui di lavoro e lettura di offerte di lavoro;

Tutte queste attività sono affiancate costantemente dall’accompagnamento della persona ai servizi rivolti alla formazione e al lavoro, quali COL, Centri Per l’Impiego, Agenzie per il Lavoro, Scuole ed Enti di Formazione, ecc. Ciò corrisponde sia alla filosofia dell’associazione, che non si propone solamente di erogare un servizio come uno “sportello” ma di camminare insieme alla persona, sia alle difficoltà che molti richiedenti asilo e rifugiati hanno nel muoversi da soli all’interno di un contesto alieno e che non si conosce bene. Bisogna infatti comprenderne prima i meccanismi per poter fruire al meglio delle sue risorse.

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