Dal CARA di Castelnuovo trasferimenti ingiustificati di richiedenti asilo. Ancora una volta, NON SONO PACCHI

Roma, 11 maggio 2016 – Stamattina un folto gruppo di richiedenti asilo e rifugiati del C.A.R.A. di Castelnuovo di Porto ha manifestato di fronte alla Prefettura per chiedere il blocco dei trasferimenti coatti e condizioni di vita dignitose.

La protesta è stata organizzata dopo che ieri diverse decine di persone sono state avvisate dell’imminente trasferimento verso strutture di cui non si conoscono l’ubicazione né gli standard di accoglienza. L’ente gestore ha lasciato ai destinatari dei trasferimenti solo due alternative: accettare di partire verso una destinazione sconosciuta o perdere il diritto all’accoglienza. Alcune persone hanno loro malgrado accettato la prima opzione e domani saranno costrette a lasciare il centro. A chi si è rifiutato di firmare l’ordine di trasferimento è stato sottratto il badge per l’accesso al C.A.R.A. ed ai suoi servizi.

Sui cartelli portati dai manifestanti si leggeva: “Non siamo pacchi postali, siamo persone. Vogliamo i diritti”.

Già lo scorso novembre circa cinquanta persone erano state trasferite dal C.A.R.A. di Castelnuovo. Le proteste dei richiedenti asilo avevano portato a un incontro con il Prefetto, durante il quale era stato assicurato che i trasferimenti non sarebbero più avvenuti secondo quelle modalità e che si sarebbero avviate procedure per tenere conto delle necessità dei richiedenti asilo. A quanto pare però il sistema di accoglienza cieco e dissennato che da anni governa la vita dei richiedenti asilo in Italia non permette di agire diversamente: i trasferimenti vengono motivati dalla necessità di fare spazio al C.A.R.A. per “accogliere” le persone arrivate negli ultimi giorni sulle coste italiane. Secondo la RoadMap varata dal governo i CARA dovrebbero lasciare il posto agli HUB regionali, centri di “smistamento” in cui i richiedenti asilo dovrebbero permanere per un periodo compreso tra i 7 e i 30 giorni. Se i trasferimenti sono dovuti a questa trasformazione chiediamo nuovamente informazioni chiare sulle modalità di transizione da una tipologia di centro a un’altra; chiediamo che i richiedenti asilo siano informati sui tempi e le procedure da seguire, e che, ove necessario, vengano inseriti in centri di seconda accoglienza senza essere sradicati dal territorio in cui hanno avviato i propri progetti di vita. Le persone che devono essere trasferite vivono a Castelnuovo da diversi mesi, alcuni da anni. A Roma stanno costruendo una parte della loro vita, fatta di relazioni, amicizie, attività formative, lavori, associazionismo, in molti casi percorsi terapeutici e riabilitativi.

Per l’ennesima volta i richiedenti asilo e i rifugiati vengono considerati semplici oggetti da spostare dove più conviene sulla scia di un’emergenza permanente che annulla le persone rimpiazzandole con i numeri. Siamo stanchi di giustificare azioni folli sulla base di una presunta emergenza. Le migrazioni non sono ondate che si abbattono d’improvviso sulle frontiere europee: da sempre le persone si spostano da un continente all’altro, come l’Italia dovrebbe ricordare, spinte dalle motivazioni più diverse. L’Europa, con i suoi muri sempre più alti e sempre più numerosi, continua a creare emergenze, crisi umanitarie e situazioni in cui gli individui e le storie non trovano spazio, in cui la dignità delle persone viene calpestata in nome della difesa dei confini e di una “gestione ordinata dei flussi migratori”.

L’interlocuzione di oggi con la Prefettura ha nuovamente rimandato le responsabilità al Ministero degli Interni, senza fornire ai manifestanti alcuna risposta.

Chiediamo che i trasferimenti vengano immediatamente bloccati finché non siano chiare le procedure e le garanzie per i richiedenti asilo.

Per questo motivo, i richiedenti asilo del C.A.R.A. manifesteranno di nuovo martedì 17 maggio. Per chiunque voglia essere lì a dare supporto, l’appuntamento è alle ore 10.00 di fronte alla Prefettura in piazza SS. Apostoli.

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Per aderire al comunicato scrivere a info@laboratorio53.it

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