Cinquanta “pacchi migranti” trasferiti dal CARA di Roma verso tutta Italia

Non basta denunciare Mafia Capitale: il sistema dell’accoglienza va decostruito e ripensato ponendo al centro le persone e non
TRATTANDOLI COME PACCHI.

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Lunedì 2 novembre circa cinquanta richiedenti asilo ospiti nel CARA di Castelnuovo di Porto, centro gestito dalla cooperativa Auxilium, sono stati trasferiti, senza alcun preavviso né spiegazione, verso altre strutture di accoglienza del nord Italia. Il motivo del trasferimento, a detta degli operatori, è di lasciare spazio ai nuovi arrivati dalla Sicilia.

Venerdì 30 ottobre, l’associazione Laboratorio 53 viene a conoscenza degli imminenti trasferimenti, grazie alla chiamata di alcuni richiedenti asilo ospiti nel centro che, spaventati, hanno raccontato di aver firmato un foglio di dimissioni che prevedeva il loro trasferimento entro lunedì. I richiedenti non vengono informati di nulla: né della meta, né del tipo di centro dove sarebbero stati diretti, né tantomeno dei criteri di selezione attraverso i quali vengono scelte le persone da trasferire. Nessuna informazione, nessun potere decisionale, nessuna contrattazione, come un pacco che viene spostato da una stanza all’altra, senza troppi problemi.

Si tratta di persone che sono in Italia da più di un anno, che, nonostante il disastro del sistema di accoglienza, stavano tentando con fatica di costruirsi un percorso di vita possibile. Tra questi vi sono, ad esempio, richiedenti che hanno già svolto l’audizione in Commissione (rimanendo in attesa del risultato); altri che, particolarmente vulnerabili, avevano intrapreso percorsi di sostegno psicologico e psichiatrico. Tali scenari sono stati annullati nel momento in cui si è deciso di disporre un trasferimento stabilito “dall’alto”, senza la minima considerazione dei percorsi già attivati sul territorio. I richiedenti si sono trovati, infatti, costretti ad accettare la situazione di fatto, in silenzio, per paura di essere esclusi dal circuito dell’accoglienza, violando di fatto “la continuità di insediamento” che regola l’accoglienza e il diritto d’asilo. Sono stati infatti minacciati, in caso di rifiuto, di vedersi revocata la misura di accoglienza e disattivato in pochi minuti il badge per fare ingresso al CARA.

Avvenuto il trasferimento, dopo poche ore l’associazione è stata nuovamente raggiunta dalle chiamate dei ragazzi a cui hanno comunicato il luogo in cui erano appena giunti: alcuni sono stati inseriti in un centro di prima accoglienza a Grosseto dove dovrebbero rimanere per un breve periodo per poi essere trasferiti in un altro luogo, ancora una volta sconosciuto, dopo essere stati sottoposti a visite mediche; altri in delle tende gestite della Croce Rossa dove, dovranno rimanere per circa 15 giorni per poi essere nuovamente trasferiti, destinazione ignota. Altri ancora, di fronte ai tendoni, si sono rifiutati di entrare.

Tutto ciò accade a pochi giorni dall’inizio del processo di Mafia Capitale, a testimonianza del fatto che non basta un’ indagine seppur importante, ma che deve essere ripensato completamente l’intero sistema dell’accoglienza. Quanto accaduto, infatti, è una prassi che si ripete ormai da anni, in cui i migranti vengono spostati come pacchi da una città a un’altra, da un centro a un altro, senza preavviso, senza considerazione alcuna rispetto ai percorsi di inserimento che singolarmente provano a costruire, faticando e nella migliore delle ipotesi riuscendo ad entrare in contatto con associazioni che possono offrire loro un sostegno. Si tratta, quindi, della riproduzione di uno sradicamento che hanno già violentemente vissuto.

Ad oggi né noi né i diretti interessati sono a conoscenza delle ragioni del trasferimento, né di ciò che accadrà nei prossimi giorni sia alle persone che sono già state trasferite sia a quelle che continuano a vivere nel CARA in attesa di un prossimo imminente trasferimento. L’unica cosa certa è che ciascun percorso di vita è stato bruscamente interrotto senza nessun coordinamento con i servizi territoriali e senza adempiere al dovere di informazione nei confronti dei richiedenti.

Per questo motivo l’Associazione Laboratorio 53 ha chiesto un incontro al Prefetto a cui chiediamo che:
-vengano bloccati i trasferimenti;
-venga reso pubblico quello che sarà il futuro del CARA di Castelnuovo di Porto all’interno della trasformazione generale che si sta dando nel sistema di accoglienza sia a livello territoriale che nazionale ed europeo e di cui associazioni, cittadini, migranti e operatori dell’accoglienza sono tenuti completamente all’oscuro.

Laboratorio 53

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