Richiedenti Asilo Roma – Chi siamo

Roma. Un pomeriggio di febbraio, 2008.

 Fa freddo, fuori. Ci facciamo un thè, per scaldarci, e perché la merenda con il thè è più calorosa.  

M. racconta di una visita che, qualche giorno prima, ha fatto a degli amici sudanesi che vivono in un centro di accoglienza per famiglie sulla Casilina. Un centro per famiglie è una rarità. Chi ci abita deve decisamente ritenersi fortunato. Eppure M., indignata, racconta che nel centro faceva freddissimo. Il riscaldamento, quell’inverno, non funzionava. I bambini erano pieni di tosse.

Insomma, dice, il Comune paga dei bei soldi per la gestione di questi centri. E’ possibile che chi se ne occupa se li intaschi?

 K. e A. cominciano a parlottare tra di loro e suscitano su tutti noi un bel po’ di curiosità. Alla fine nemmeno loro resistono. E’ K. il primo a parlare. Beh, ve lo dobbiamo dire. Lo sapete che succede nel nostro centro?  Cominciano a raccontare, e quello che dicono stupisce solo chi, tra noi, non ha mai vissuto in un centro di accoglienza – distanza che ogni giorno combattiamo ma che scaturisce, inaspettata, ad abbattere le nostre deboli certezze.

Cominciano a raccontare, e piano piano le loro voci, inizialmente titubanti, si fanno desiderose di testimoniare. Quello che ci raccontano è la descrizione di un mondo che alcuni di noi non potevano nemmeno immaginare, e che ci pone di fronte alla cruda verità.

iano piano alle loro parole si aggiungono le parole di Z., A., V… Siamo tanti, oggi pomeriggio, ed ognuno ha da dire la sua. Quello che ci diciamo non può rimanere chiuso tra queste quattro mura. Non possiamo più ignorare la dimensione politica che, oggi, il nostro gruppo ha assunto.

È da questo confronto che è nato il Gruppo RAR (Richiedenti Asilo Roma), nome anonimo per delle persone che devono salvaguardare la loro vita anche nel paese che pure gli offre protezione. Oggi, dopo quasi un anno di incontri, discussioni, iniziative, scritture e narrazioni, sentiamo più forte l’esigenza di una rivendicazione politica. Per questo motivo abbiamo deciso di mostrarci, per continuare a sperimentare e ragionare sull’accoglienza, cercando di coinvolgere un ampio numero di persone, nella convinzione che sia un argomento che riguarda tutti. Sentendo su di noi una forte responsabilità, assumiamo la dimensione politica di questi informali incontri di gruppo; in gioco ci sono il nostro modo di vivere la città e la convivenza con gli altri, italiani e stranieri.

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