Aggressioni verbali a due operatrici – Lettera alla Questura di Roma

A seguito dei gravi fatti avvenuti, presso l’Ufficio Profughi della Questura di Roma, lo scorso 10 aprile e che hanno riguardato due operatrici dell’Associazione Laboratorio 53, abbiamo deciso di indirizzare la lettera che segue all’attenzione del Dott. Fabrizio Mancini, Dirigente dell’Ufficio Immigrazione.
Per chiedere chiarimenti sulle modalità di accesso all’Ufficio Profughi per le associazioni, come la nostra, che svolgono un lavoro di accompagnamento e tutela dei migranti.

 

Alla Questura di Roma
Ufficio Immigrazione

Alla c.a. del Dirigente
Dott. Fabrizio Mancini

Gentile Dott. Mancini,

la mattina del 10 aprile due operatrici dell’Associazione Laboratorio 53 Onlus si sono recate presso l’Ufficio Profughi della Questura per accompagnare un signore che da circa una settimana tenta invano di presentare la richiesta di protezione internazionale. La nostra intenzione era di assicurarci che la sua domanda venisse ricevuta o che gli venisse consegnato un documento che attestasse la sua volontà di richiedere la protezione e che fissasse un appuntamento per la formalizzazione della domanda.

Il richiedente asilo aveva redatto la mattina stessa una delega che autorizzava le operatrici a sostenerlo nello svolgimento delle pratiche in questione.

All’ingresso hanno mostrato all’agente la delega, si sono identificate come operatrici legali dell’Associazione Laboratorio 53 Onlus e hanno consegnato i documenti di identità. L’agente ha però deciso di impedire loro l’acceso. Alle richieste di spiegazioni circa i nuovi criteri di ingresso – martedì scorso la nostra associazione ha accompagnato tre persone all’Ufficio Profughi, così come facciamo da diversi anni – ha reagito in maniera aggressiva, spingendole indietro e sostenendo che le uniche persone autorizzate a entrare in Questura fossero gli operatori dei centri di accoglienza e gli avvocati con delega. Ha in seguito sostenuto, contraddicendo quanto detto in precedenza, che l’accesso sarebbe stato consentito se avessimo mandato preventivamente una richiesta di ingresso via posta certificata. Le richieste di spiegazioni circa l’esatta procedura per l’accesso sono state accolte in maniera assolutamente inadeguata: l’agente ha risposto alle operatrici che potevano “andare a fare la spesa” visto che non avevano niente da fare. Alle proteste l’agente in questione e una sua collega hanno reagito affermando che, dato il comportamento tenuto dalle operatrici, l’accesso alla Questura sarebbe stato loro negato anche in seguito.

Il comportamento degli agenti in questione è stato gravemente aggressivo e offensivo. Pur comprendendo l’alto livello di stress a cui sono esposti i suoi agenti e la grande mole di lavoro che affrontano, riteniamo tali atteggiamenti inaccettabili.

L’aggressività contro gli operatori delle associazioni è, a nostro parere, assolutamente incomprensibile dato il ruolo che queste svolgono per semplificare l’accesso dei richiedenti asilo alla procedura e per sostenerli nel complicato iter burocratico, garantendone il diritto alla difesa come previsto agli articoli 12, 22 e 23 della Direttiva Procedure (2013/32/UE) e all’articolo 16 del D.Lgs 25/2008.

Chiediamo quindi:

  • Che vengano dati chiarimenti circa i comportamenti aggressivi e irrispettosi dei vostri agenti nei confronti degli operatori delle associazioni di tutela;
  • Che vengano esplicitati i criteri per l’accesso alla Questura delle associazioni di tutela.

Si ringrazia per l’attenzione.

Cordialmente,

Laboratorio 53 Onlus

 

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